Piazza Cavour 1 – San Giovanni Valdarno
Il Museo delle Terre Nuove ospita l’opera di Valerio Berruti, artista molto conosciuto che dalla provincia di Cuneo si è affermato nel panorama mondiale. I suoi lavori riflettono su come l’uomo e la natura siano confinati all’interno di un sistema che non lascia scampo alla libertà. Il suo sguardo sull’infanzia, intesa come categoria meta-temporale, rappresenta un invito a superare le categorie e le resistenze che costruiamo intorno a noi; i suoi bambini – siano essi disegnati, dipinti o scolpiti – suggeriscono nuove prospettive e nuovi percorsi. Le sue opere, inni alla poesia, allo stupore e al gioco, sono potenti strumenti per la vita.
Valerio Berruti nasce ad Alba nel 1977 e, finiti gli studi di liceo, acquista una piccola chiesa seicentesca sconsacrata a Verduno adibendola a proprio studio. Noto per il suo stile distintivo, che unisce il disegno e la pittura in opere evocative che esplorano temi psicologici e sociali, si laurea al DAMS di Torino. Fin dalle sue prime esposizioni personali e collettive, Berruti presenta immagini essenziali e assolute, che indagano in modo scrupoloso e intenso i temi degli affetti, della quotidianità, della memoria e dei legami familiari.
Partecipa alla 53ª Biennale di Venezia (2009) con La figlia di Isacco, video-animazione di 600 disegni con musiche di Paolo Conte e, sempre nel 2009, la sua opera I can fly viene utilizzata come copertina del disco Angoli nel cielo di Lucio Dalla.
Piazza Masaccio 8 – San Giovanni Valdarno
Il Museo della Basilica di Santa Maria delle Grazie espone l’opera dell’artista internazionale Leandro Erlich. Nella sua Collection de Nuages l’artista presenta nuvole racchiuse in imponenti vetrine, evocando l’immagine di teche di curiosità. La fragile forma della nuvola, pur nella sua riconoscibilità, sfida le leggi della fisica, invitando il pubblico a riflettere sull’intangibile e sull’effimero. In questo contesto, l’Annunciazione di Beato Angelico trova un affascinante punto di connessione con l’arte di Erlich. Entrambi gli artisti, pur operando in epoche e contesti diversi, condividono un interesse per l’elemento spirituale e l’immagine ideale, invitando lo spettatore a esplorare dimensioni che vanno oltre il contingente, con opere che sembrano sospese tra il concreto e l’astratto, l’immanente e il trascendente.
Nato in Argentina nel 1973, Erlich vive e lavora tra Parigi, Buenos Aires e Montevideo. Ha iniziato la sua carriera professionale a diciotto anni con una mostra personale presso il Centro Cultural Recoleta di Buenos Aires e, dopo aver ricevuto diverse borse di studio (El Fondo Nacional de las Artes, Fundación Antorchas), ha proseguito gli studi al Core Program, una residenza per artisti a Houston (Glassell School of Art, 1998) dove ha sviluppato le celebri opere Swimming Pool e Living Room. Nel 2000 ha partecipato alla Biennale di Whitney con Rain e nel 2001 ha rappresentato l’Argentina alla 49° Biennale di Venezia con Swimming Pool, un’opera emblematica che fa parte della collezione permanente del 21st Century Museum of Art di Kanazawa (Giappone) e del Voorlinden Museum (Paesi Bassi).
Corso Italia 83 – San Giovanni Valdarno
Casa Masaccio | Centro per l’arte contemporanea presenta i lavori di Sofia Uslenghi e di Gabriele Basilico. Le fotografie di Uslenghi esplorano il profondo legame dell’artista con le sue origini, un legame che genera una tensione tra il desiderio di liberarsene e l’attrazione verso il passato. Grazie alla ricreazione di ambienti domestici e salottini, le immagini saranno esposte entro contesti evocativi delle idee di intimità e familiarità, invitando il pubblico a riflettere sulle dinamiche complesse legate ai concetti di identità, dimora e appartenenza e offrendo uno spazio di esplorazione delle proprie radici e del proprio vissuto. Gabriele Basilico, d’altro canto, ha spesso indagato le città e l’arte di abitare i luoghi, anche lavorativi, realizzando alcuni scatti nel territorio del Valdarno (in occasione del convegno Synoikismos – Questioni sulla città diffusa del Valdarno,1997). I due artisti sono collegati da un interesse comune per l’esplorazione dei temi di identità, memoria, spazio e confine, nelle infinite relazioni fra contesto urbano e storie personali.
Sofia Uslenghi nasce nel 1985 a Reggio Calabria, metà famiglia originaria di Gerace e metà di Messina. Infanzia sullo Stretto, adolescenza a Brescia, università a Parma, oggi vive a Milano. Inizia a fotografare a vent’anni scoprendo che la fotografia è il suo mezzo per indagare la propria storia personale. Si concentra sull’autoritratto, lavorando su sovrapposizioni che stratificano e amalgamano i diversi aspetti della sua storia, dei suoi luoghi di origine e delle persone che ne hanno fatto parte. Nel suo lavoro include mappe, fotografie satellitari, visioni stradali e aerei, elementi che consentono virtualmente di tornare nella propria “geografia domestica”, dove è nata e dove sente di aver lasciato qualcosa di sé. Il lavoro continua ogni volta che decide di cambiare casa e città, adottando la fotografia come deposito dinamico di luoghi, ricordi, immagini.
Gabriele Basilico (1944-2013) è stato uno dei maggiori fotografi italiani ed è considerato uno dei maestri della fotografia italiana ed europea contemporanea. All’inizio della sua carriera si dedica all’indagine sociale e a cavallo fra gli anni ’70 e ’80 l’influenza degli studi in architettura si fa progressivamente spazio nella sua fotografia. All’interno della sua vasta opera di riflessione sulle trasformazioni dei territori urbanizzati, si concentra sul passaggio dall’era industriale a quella post-industriale. In questo contesto, il tema della città – intesa come un prodotto complesso e raffinato dell’economia e della storia – occupa un posto centrale. Fotografare gli spazi urbani per Basilico non è semplicemente un esercizio di estetica o di lettura armonica delle forme; le sue immagini cristallizzano l’opera dell’uomo e le trasformazioni sociali ed economiche sul territorio.
Via Trieste 1 – Montevarchi
Il Cassero per la scultura italiana dell’Ottocento e del Novecento espone le opere di Daniele Costa e Gianni Lucchesi, offrendo un’importante opportunità di conoscerne la visione artistica. Il video di Costa, intitolato X, racconta la storia di un giovane imprigionato nel minuscolo comune veneto di Lago e permette al pubblico di immergersi completamente nella sua narrazione. Analogamente, Lucchesi invita alla riflessione su un corpo anch’esso rinchiuso in una sorta di museo a cielo aperto.
Il suo lavoro tende a mettere in evidenza la fragilità dell’esistenza umana e il modo in cui le esperienze e le emozioni si intreccino con la materia. Le sue sculture evocano un senso di vulnerabilità, suggerendo che ogni forma, ogni creazione porta con sé le cicatrici del tempo e della storia. Nel museo si instaura un intenso dialogo tra i due artisti, che dà vita a una riflessione sul loro modo di sentirsi parte di microcosmi che diventano specchi universali.
Daniele Costa nasce a Castelfranco Veneto nel 1992. Avvia la sua pratica artistica nel 2014 dedicandosi prevalentemente al video. Dopo la laurea di primo livello in Discipline delle Arti Musica e Spettacolo all’Università di Padova, completa gli studi in Arti Visive nel 2017 presso l’Università lUAV di Venezia. La ricerca si focalizza sulla conoscenza del corpo umano, in due direzioni di introspezione personale: da una parte il funzionamento interno, basato su approfondimenti medico-scientifici, dall’altra la singolarità umana, il rapporto dell’individuo con la storia e con il mondo. I suoi progetti sono stati presentati in diversi contesti espositivi come il MAXXI di Roma, la Fondazione Spinola Banna e la GAM di Torino, la National Gallery of Art di Tirana (AL), la House of King Peter I Belgrado (RS), il Museo di Arte Contemporanea di Salonicco (SKG), Artevisione Careof e Sky Arte (Milano), la Fondazione Bevilacqua la Masa (Venezia).
Gianni Lucchesi nasce a Pisa nel 1965. Inizia la sua attività artistica nel 1985 e partecipa a numerose mostre ed eventi di rilievo sia nazionale che internazionale come l’Art Fair di Berlino e la Biennale d’arte contemporanea di Casablanca in Marocco, vince concorsi d’arte contemporanea e realizza opere pubbliche. Nel 2018 e nel 2019 lavora per il Teatro del Silenzio di Lajatico collaborando con il direttore artistico Alberto Bartalini e il curatore Carlo Alberto Arzela. Il suo lavoro è da sempre animato dal desiderio di tradurre visivamente le riflessioni scaturite dall’indagine della psiche e degli stati emotivi dell’individuo. Le opere esplorano la relazione tra il singolo e il suo mondo interiore, così come il rapporto con gli altri e l’ambiente circostante. Attraverso metafore visive che attingono a linguaggi universali, esiti di una ricerca artistica e spirituale, Lucchesi riesce a dare forma, volume e colore alle emozioni.
Via Poggio Bracciolini 36 – Montevarchi
Il Museo Paleontologico accoglie l’opera di Vedovamazzei intitolata New Egg.
Mentre il museo conserva ciò che è stato, l’opera New Egg si concentra sull’idea di futuro: i pollai, intesi nello stesso tempo come gabbie e come case, richiamano la tradizione e il passato evocando il tempo in cui la vita rurale era al centro delle nostre esistenze. Al contrario, le uova si ostendono come simboli di possibilità future, di nuove promesse di vita e di cambiamento. New Egg si configura, dunque, come un’icona del rapporto tra memoria e innovazione, invitando il pubblico a ragionare sulle proprie esperienze e sulle attese di qualcosa che verrà, da custodire proprio perché ignoto e carico di speranza. Il museo, luogo di conoscenza storica e scientifica, e l’opera d’arte, simbolo di cambiamento, offrono insieme una riflessione complessa sul nostro rapporto con il tempo e con la stessa vita.
Simeone Crispino e Stella Scala, meglio conosciuti come Vedovamazzei, vivono e lavorano a Milano. Artisti complessi, estremamente prolifici, sono impossibili da inquadrare in un filone tematico, in una scia formale, in un unico metodo di lavoro. Il loro corpus di più di 900 opere testimonia un lavoro continuo di studio, ricerca e confronto, sostenuto anche da committenze straordinarie. Le loro opere, dai disegni su carta alle installazioni monumentali che hanno viaggiato per il mondo, hanno la forza di imprimersi nella retina dei fruitori. Rifuggendo la purezza di forma e contenuto ma anche il solo scatto d’intelligenza, il ghigno tristo della trovata, i Vedovamazzei vedono l’ironia in modo carnale, presentando i propri riflessi corporei, esponendo tutto il fuori misura che li contraddistingue, affrontando temi universali con originalità e acume.
Piazza Matteotti 5 – Loro Ciuffenna
Casa Venturino Venturi, anche in memoria degli anni di “prigionia” vissuti dall’artista Venturino presso l’ospedale psichiatrico di San Salvi, presenta la riflessione i Ritratti di condannati a morte negli Stati Uniti d’America di Oliviero Toscani e l’opera A Stenti di Alberto Agosti. L’idea della gabbia torna qui per esplorare i rischi di isolamento e di privazione; i volti dei detenuti ritratti da Toscani rappresentano individui le cui vite sono state costrette, sollevando interrogativi sulla giustizia e sui diritti umani. D’altra parte, Agosti riflette su come la quotidianità possa diventare struttura di limitazione e di vulnerabilità; la sua opera evoca la sensazione di essere intrappolati anche nella propria realtà di tutti i giorni. Insieme, i lavori esposti offrono una potente riflessione sul tema del confinamento e sui confini stessi dell’esperienza umana, stimolando un pensiero critico sulla vita individuale e sociale e sulla libertà.
Oliviero Toscani, figlio di Fedele, primo fotoreporter del Corriere Della Sera, è nato a Milano nel 1942 e ha studiato fotografia e grafica alla Kunstgewerbeschule di Zurigo. Conosciuto internazionalmente come la forza creativa di famosi giornali e marchi internazionali, autore celeberrimo di immagini corporate e campagne pubblicitarie. Nel 1993 ha concepito e diretto Fabrica, il centro internazionale per le arti e la ricerca della comunicazione moderna. Dopo più di tre decadi di innovazione editoriale, pubblicità, film e televisione, ora si interessa di creatività della comunicazione applicata ai vari media, lavorando nel suo nuovo centro di ricerca chiamato La Sterpaia, Bottega dell’Arte della Comunicazione. Tra gli ultimi progetti: la collaborazione con il Ministero della Salute, con la Regione Calabria, con la Fondazione Umberto Veronesi, e alcune campagne di interesse e impegno sociale dedicate alla sicurezza stradale, all’anoressia, alla violenza contro le donne, al randagismo.
Alberto Agosti nasce a Piacenza nel 1997 e attualmente vive a Milano. Dopo il diploma al Liceo Classico frequenta l’università Central Saint Martins di Londra. Nel 2019 si trasferisce a Parigi per assistere l’Art Director di Christian Louboutin e l’anno successivo torna a Londra per collaborare con lo stylist Ibrahim Kamara. Nel 2021 conclude la laurea in Fashion Communication and Promotion e presenta il suo progetto di laurea sulla piattaforma digitale Show Studio di Londra. Agosti lavora attualmente da Gucci nel team di Art Direction.
Cavriglia
Il Museo MINE in questo periodo sta rinnovando gli spazi museali; pertanto, il progetto vedrà qui un taglio speciale, prevedendo la diffusione per tutto il centro cittadino di una serie di manifesti inediti sul Terzo Paradiso, firmati Michelangelo Pistoletto.
Michelangelo Pistoletto nasce a Biella nel 1933. Inizia a esporre nel 1955 e nel 1960 tiene la sua prima personale alla Galleria Galatea di Torino. La sua prima produzione pittorica è caratterizzata da una ricerca sull’autoritratto.
Pistoletto raggiunge in breve riconoscimento e successo internazionali, che lo portano a realizzare, già nel corso degli anni Sessanta, mostre personali in prestigiose gallerie e musei in Europa e negli Stati Uniti. Tra il 1975 e il 1976 realizza a Torino un ciclo di dodici mostre, mentre dal 1985 al 1989 crea la serie chiamata volumi “scuri”. Nel 2004 l’Università di Torino gli conferisce una laurea ad honorem e nel 2007 riceve a Gerusalemme il Wolf Foundation Prize of Art per la sua carriera costantemente creativa e prolifica, intensa anche sul piano educativo e sociale. Negli stessi anni dà vita al segno e alla poetica del Terzo Paradiso, diffusi negli anni successivi in tutto il mondo. I lavori di Pistoletto sono caratterizzati da una sperimentazione senza fine e dall’integrazione dello spettatore e della vita nella realtà dell’opera.

