Skyler Chen – Imitation of Life (Imitare la vita)
6 giugno – 20 settembre 2026
A cura di Marta Papini
Inaugurazione sabato 6 giugno, ore 18.00
Foto: Skyler Chen, Integrating our shadow, 2026. Courtesy MASSIMODECARLO
Casa Masaccio | Centro per l’Arte Contemporanea è felice di presentare Imitation of Life (Imitare la vita), prima personale in un’istituzione pubblica italiana dell’artista taiwanese Skyler Chen. A cura di Marta Papini e in collaborazione con la galleria MASSIMODECARLO, la mostra interroga la tradizione della pittura occidentale attraverso forme dissonanti e frammenti narrativi.
“La mostra personale di Skyler Chen a Casa Masaccio, Imitation of Life, prende il titolo da un lungometraggio di Douglas Sirk del 1959 (intitolato Lo specchio della vita nella traduzione italiana), il cui nucleo narrativo principale racconta la storia di una ragazza afroamericana che rinnega le proprie origini per cercare di vivere da bianca nell’America segregazionista. Sotto la superficie narrativa ed estetica del melodramma – i colori saturi, le scene emotivamente strazianti – il film si interroga sull’idea di identità come dato stabile e naturale, e su come pregiudizi e discriminazioni imposti dalla cultura dominante possano influire sulla percezione di sé stessi, fino a cercare di “imitare la vita”, invece di viverla.
Il tema del passing – il tentativo di aderire a un’identità socialmente accettabile a costo di rinunciare alla propria – è una chiave di lettura importante per comprendere tutto il lavoro di Skyler Chen, che, attingendo dalla propria biografia, nei suoi dipinti esplora l’esperienza di una persona queer proveniente da una cultura fortemente eteronormata e discriminatoria. Cresciuto a Taiwan in un ambiente asiatico conservatore e formato da un’educazione mormona, per anni l’artista ha vissuto scisso in due: mentre in pubblico conduceva una vita eterosessuale, nello spazio limitato di una camera da letto chiusa a chiave si concedeva di vivere la propria identità di persona omosessuale. La solitudine di quella finzione era alleviata da una collezione di riviste gay e sex toys che l’artista teneva nascosti e che oggi punteggiano orgogliosamente i suoi dipinti insieme a riferimenti alla cultura culinaria cinese e asiatica, bubble tea, animali e altri simboli provenienti dal suo retroterra culturale.
Per la mostra a Casa Masaccio, Skyler Chen si confronta con i canoni della pittura rinascimentale italiana proprio nel luogo in cui questi hanno preso forma: la prospettiva lineare, il realismo delle proporzioni, l’idea di uno spazio ordinato e misurabile costruito per un unico punto di vista, quello dell’uomo vitruviano, maschio, bianco e eterosessuale. Uno sguardo che ha organizzato il mondo in modo solo apparentemente neutrale, escludendo ciò che non doveva essere rappresentato. Appropriandosi di questa stessa gabbia prospettica, l’artista inserisce elementi di disturbo – scritte, dettagli incongrui, ingrandimenti fotografici – che incrinano l’armonia delle scene. Le immagini di Chen, a un primo sguardo classiche e dense di riferimenti alla storia dell’arte quattrocentesca, diventano minacciose ed elettriche, come un cielo plumbeo che comprime l’aria prima di una tempesta. Questa tensione nasce da una domanda: cosa accade quando il punto di vista unico su cui si fonda la prospettiva lineare viene attraversato da una pluralità di soggetti e di storie? Quando al soggetto universale della modernità si sostituiscono identità molteplici, queer e diasporiche, segnate dalla Storia che quella stessa prospettiva ha contribuito a costruire e legittimare? Le opere frutto di questi interrogativi non offrono risposte, anzi: appaiono come frammenti di una narrazione più ampia, fermo immagine di una storia di cui non si conosce né l’inizio né la fine, come un enigma di cui si fatica a trovare una soluzione. Le composizioni sono costruite come frasi cinesi, in cui ogni parola/figura ha un significato diverso e il reale senso di ognuna emerge solo quando vengono lette insieme, in modo analogo a quanto avviene per i rebus a vignetta, una espressione di cultura visuale popolare che curiosamente ha conosciuto fortuna solo in Italia.
Come nel melodramma di Sirk, anche qui l’eccesso – visivo, compositivo, simbolico – diventa un linguaggio critico. Chen mette in scena una finzione in cui i personaggi sono al contempo nudi, esposti coi jeans abbassati, vestiti da ufficio o con il passamontagna; per quanto caratterizzati da vestiti maschili o femminili, il loro genere è indistinguibile e altrettanto indistinguibili sono gli ambienti, indistintamente bagnati dalla medesima luce giallo-arancione che simula un tramonto senza che ne appaia mai la fonte diretta. Le ambiguità suggerite dalla compresenza di questi opposti producono un effetto che può essere avvicinato alla sensibilità camp, così come descritta da Susan Sontag nel suo Notes On “Camp” (1964): “Vedere il Camp in cose e persone è intendere l’essere-come-recita. È l’estrema estensione, sul piano della sensibilità, della metafora della vita come teatro”. Ognuno dei personaggi e degli ambienti dipinti da Chen interpreta una parte, in un gioco di ruolo in cui niente è ciò che sembra. La coercitiva e sofferta esperienza del passing, del dover sembrare quello che non si è, si è trasformata nella possibilità di interpretare un ruolo diverso ogni giorno, grazie a un’identità fluida e mutevole. Un’estetica dell’artificio che non è decorativa ma sostanziale: da un lato mette in discussione ciò che è definito “naturale”, dall’altro fa propria la recita. In questo senso, il riferimento a Imitation of Life suggerisce un modo per leggere l’immagine come luogo di tensione tra visibile e invisibile, tra norma e deviazione, tra identità imposta e possibilità di trasformazione.” (Marta Papini)
Skyler Chen nasce nel 1982 a Kaohsiung, Taiwan, e oggi vive e lavora a Rotterdam.
I dipinti di Chen mescolano classicismo e modernità in scene intime e provocatorie, sospese tra l’iconografia tradizionale taiwanese e le immagini della cultura commerciale americana. Le composizioni di Chen sono abitate da figure enigmatiche in contesti familiari – riviste erotiche, dumpling, frutta fresca, uccelli – oggetti apparentemente quotidiani che diventano simboli di memoria, desiderio e identità. Cresciuto con una dislessia non diagnosticata, Chen ha trovato nella pittura il modo di parlare col mondo; la tela è diventata per lui sia un mezzo di espressione che un luogo di guarigione.
La sua ricerca ruota attorno all’identità queer asiatica – all’esperienza di crescere e vivere come persona queer in una cultura conservatrice, e a come questo plasmi il modo lo sguardo su se stessi e sul mondo. Le sue figure sono ferme e silenziose, contemporanee eppure senza tempo, e trasmettono uno dei sentimenti più diffusi del nostro presente: la solitudine.
Le opere di Chen sono presenti in importanti collezioni pubbliche tra cui l’Art Gallery of Western Australia a Perth, l’X Museum di Pechino, la George Economou Collection di Atene, la Beth Rudin DeWoody Collection in Florida e la Forbes Collection di New York. Nel 2025 ha partecipato alla 14ª edizione della Biennale di Taipei organizzata dal Taipei Fine Arts Museum.
Marta Papini è una curatrice indipendente. Dal 2023 è direttrice artistica e curatrice di Radis, progetto quadriennale di arte pubblica promosso da Fondazione Arte CRT, e dall’edizione 2026 cura la sezione Fotografia di Arte Fiera.
Nel 2025 ha co-curato Fata Morgana: memorie dall’invisibile con Massimiliano Gioni e Daniel Birnbaum, progetto della Fondazione Nicola Trussardi a Palazzo Morando, Milano. È stata curatrice associata di Dimanche Sans Fin al Centre Pompidou-Metz (2025), con Maurizio Cattelan e Chiara Parisi, Direttrice del Centre Pompidou-Metz; con Lorenzo Giusti è stata curatrice associata della nona edizione della Biennale Gherdëina, Il parlamento delle marmotte (2024), e del progetto Pensare come una montagna (2024–2026), della GAMeC di Bergamo.
Nel 2022 è stata organizzatrice artistica di Il latte dei sogni, 59. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, curata da Cecilia Alemani. Ha co-curato e collaborato all’organizzazione di mostre come Lonely Are All Bridges. Birgit Jürgenssen and Cinzia Ruggeri presso Fondazione ICA Milano (2025) e Galerie Hubert Winter, Vienna (2021); Il mondo magico, Padiglione Italia della 57. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia (2017), curato da Cecilia Alemani; The Artist is Present allo Yuz Museum di Shanghai (2018), con Maurizio Cattelan.
Ha fatto parte del comitato selezionatore del MAXXI BVLGARI PRIZE 2026 e del Future Generation Art Prize 2024.
Orari: Casa Masaccio | centro per l’arte contemporanealunedì: chiuso
martedì – venerdì: 15-19
sabato, domenica e festivi: 10-13; 15-19
Ingresso gratuito
Visite guidate gratuite ogni sabato pomeriggio ore 17.30
prenotazione consigliata
055 9126168 | 055 9126283 | casamasaccio@comunesgv.it
Casa Masaccio | centro per l’arte contemporanea
Corso Italia, 83 – 52027 San Giovanni Valdarno (AR)
Tel. 055 9126283 – casamasaccio@comunesgv.it
