Cinque corpi, cinque apparizioni, una storia che continua ad accadere. – Museo Venturino Venturi
Museo Venturino Venturi – Loro Ciuffenna (AR)
Sabato 14 novembre 2026, ore 16.00
Alessandro Baldanzi lavora come illustratore da quarant’anni, occupandosi di editoria per ragazzi e per adulti. È docente di Illustrazione presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Accanto all’attività editoriale e didattica porta avanti una ricerca personale come artista visivo, concentrata principalmente sul corpo e sulla sua dimensione psicologica: il corpo inteso non soltanto come forma, ma come luogo in cui si depositano esperienze, emozioni, conflitti e trasformazioni.
È proprio da questa indagine che nasce Corpi Estranei, la mostra che presenta cinque illustrazioni su carta, realizzate a pennarello con tratto segnico, ciascuna di 150 cm di altezza per 50 cm di base.
Non sono personaggi. O forse lo sono soltanto per abitudine, per quella necessità che abbiamo di dare un nome alle cose prima ancora di provare a guardarle davvero.
Sono corpi. Corpi estranei, attraversati da storie, desideri, paure e trasformazioni. Corpi nei quali qualcosa è accaduto e continua ad accadere, anche quando il racconto sembra ormai concluso.
Le figure appartengono all’immaginario di Pinocchio: la Fata Turchina, il Gatto, la Volpe, Pinocchio e il suo femminile. Non si tratta di una semplice rilettura dei personaggi di Collodi, ma di una loro trasformazione in presenze autonome, corpi che sembrano essere stati espulsi dal racconto e che ne conservano le tracce, le contraddizioni e le tensioni più profonde.
La Fata oscilla tra protezione e possesso, tra maternità e cattura. Il Gatto porta sulla propria pelle un passato che non smette di agire. La Volpe incarna il potere seduttivo della promessa e dell’inganno. Pinocchio è il corpo della metamorfosi, una materia ancora incompiuta, sospesa tra ciò che è e ciò che potrebbe diventare. Il suo femminile apre invece un territorio nuovo: un’identità altra, una possibilità che mette in discussione i confini del personaggio originario.
Il titolo della mostra suggerisce questa condizione: estranei perché non appartengono più del tutto alla storia da cui provengono, ma anche perché si presentano come presenze perturbanti, familiari e sconosciute allo stesso tempo.
Il grande formato verticale e l’utilizzo del pennarello mettono al centro il rapporto tra corpo, segno e superficie. La linea diventa traccia, pressione, accumulo, deposito di tempo. Ogni immagine trattiene una vibrazione, una materia emotiva e fisica che sopravvive agli eventi.
Le opere non raccontano semplicemente ciò che è accaduto ai personaggi: custodiscono ciò che continua ad accadere. Perché il corpo non è mai soltanto ciò che appare, ma anche tutto ciò che ha attraversato, ciò che trattiene e ciò che ancora deve accadere.
Davanti a queste figure, lo spettatore non è chiamato soltanto a riconoscere personaggi conosciuti, ma a confrontarsi con presenze che interrogano il suo stesso sguardo. Guardare diventa una forma di attraversamento: il corpo osservato incontra quello di chi osserva.
Corpi Estranei è un’indagine sulla materia, sull’identità e sulla trasformazione. Un incontro con figure che non hanno smesso di accadere e che, attraverso lo sguardo di chi le incontra, tornano a vivere.
